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Gli Swamp
Lizards (un dichiarato omaggio ai Lynyrd Skynyrd) sono una band
leggendaria, alfieri del migliore rock-blues del Delta del Mississipi, e ora si
preparano a una grande rentrée. Andrebbe tutto a meraviglia, se
non fosse per un trascurabile dettaglio: sono morti da venticinque
anni! Il fatto è che le leggende della musica non muoiono mai, non
del tutto almeno. Ed è tanto più vero per artisti come l'inarrivabile
bluesman Robert Johnson, cui rendono omaggio gli albi di Dampyr
di giugno e luglio, "Nato nella palude" e "Delta Blues". Personaggio
assolutamente reale, ma con una vita ricca di spunti "letterari"
e fantastici, come quello che lo vorrebbe, novello Faust, firmatario
di un contratto con il Diavolo in cambio dell'eccellenza artistica,
o come le strane circostanze in cui avvenne la sua morte, quasi certamente
per omicidio, Robert Johnson nacque a Clarksdale, Mississippi, nel
1914, ebbe una vita breve e intensa, al pari della sua straordinaria parabola
artistica, e morì prima che la sua musica potesse condurlo alla
celebrità. John Hammond, talent-scout famosissimo e instancabile
(aveva scoperto e lanciato artisti del calibro di Count Basie e
Billie Holiday, ma anche, in tempi più recenti, Bob Dylan e Bruce
Springsteen), stava schiudendo le porte della prestigiosa Carnegie
Hall di New York alla musica afro-americana. Era il 1938, e aveva
sentito parlare di questo straordinario trovatore del fangoso
del Mississippi, dotato di uno stile personalissimo, quasi
contrappuntistico,
nel suonare la chitarra; lo strumento sviluppava così delle linee
melodiche indipendenti dal canto, in un intreccio dichiaratamente
polifonico. Il destino volle, però, che la voce di Johnson non dovesse
mai risuonare sotto la volta della Carnegie Hall; in una bettola
di Three Forks, Arkansas, la notte del 13 agosto 1938, Robert Johnson
morì avvelenato. Il suo lascito musicale consta di ventinove incisioni,
tutte effettuate tra il 1936 e il 1937, disponibili in un cofanetto
della Cbs. Gli effetti della musica di Johnson si sono fatti sentire
anche nella produzione di artisti più vicini ai nostri anni, come
i Rolling Stones, i Cream ed Eric Clapton, che incisero, e diffusero
tra le nuove leve di ascoltatori, perle della musica del Delta come
"Crossroad Blues", "Sweet Home Chicago" (che qualcuno ricorderà
nella sontuosa esecuzione dei Blues Brothers), "Love in Vain", "Terraplane
Blues", e altre ancora. A proposito del patto infernale che il musicista
avrebbe sottoscritto, la voce prese a circolare dal momento in cui
il ventunenne Johnson, il "ragazzo con la chitarra" conosciuto più
per la sua instancabile vocazione di dongiovanni che per il talento
musicale, stregò letteralmente la platea come non aveva mai fatto
prima. Anzi, una sua precedente esecuzione in pubblico si era fatta
ricordare soltanto per la sua mediocrità. Da dove veniva l'improvviso
genio di cui stava dando mostra? Che abbia davvero invocato il diavolo
in suo aiuto? Mauro Boselli, l'autore di questo dittico dampyresco
dedicato al Profondo Sud e alla sua cultura, ne è più che convinto
e, poiché oltre a essere un appassionato di rock e di blues, lo
è anche di tradizioni Vudù, ecco che il demone invocato da Robert
Johnson prende le fattezze di Legba, il Signore della Vita e della
Morte che gli antichi schiavi venuti dall'Africa hanno condotto
con sé nel Nuovo Mondo, insieme a quella misteriosa alchimia di
voce e anima che innerva lo scorrere lento e cadenzato del blues.
In ultimo, per chi volesse saperne di più su questo mitico interprete
della musica rurale nera del Mississippi e sulle leggende che ne
accompagnarono la vita (e la morte), consigliamo una puntatina ai
seguenti indirizzi:
http://www.sanantonioblues.com/r.johnson.htm
e http://www.geocities.com/SunsetStrip/Hotel/9576/johnson.html
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