INDIMENTICABILE GIANLUIGI BONELLI!
Bonelli e io, passeggiando lungo il Naviglio di Decio Canzio Ci mancherà di Alfredo Castelli
Ricordo di uno scrittore di fumetti di Mauro Boselli Un cinema fatto in casa di Giancarlo Berardi


 


"Io sono un sognatore, ma se mi mollano una sberla ne restituisco due!", ha detto una volta Gianluigi Bonelli. Una frase, questa, in cui si condensano alla perfezione lo spirito e lo stile dello sceneggiatore che - assieme al disegnatore Aurelio Galleppini, in arte Galep - ha creato uno dei personaggi-chiave dell'immaginario popolare italiano, il ranger Tex Willer, trasformandolo in un punto di riferimento per quanti amano la letteratura avventurosa. Per questo, alla notizia della scomparsa di G. L. Bonelli (avvenuta ad Alessandria, il 12 gennaio 2001), molti di quanti hanno letto, e amato, le sue storie, comprese molte autorevoli personalità della cultura e importanti professionisti del fumetto, hanno voluto dirgli idealmente grazie, ricordandolo con affetto e commozione sulle pagine dei giornali, in decine di interviste radiotelevisive, nonché in una autentica valanga di lettere e telegrammi giunti in redazione. Giustamente considerato l'ultimo grande patriarca del fumetto italiano (anche se lui amava definirsi "un romanziere prestato alle nuvole parlanti e mai più restituito"), Bonelli aveva passato l'intera esistenza in mezzo a strisce e balloons: diresse testate per ragazzi come "Primarosa", "Audace", "Rin-tin-tin" e "Jumbo"; fu editore in proprio (rilevando, nel 1940, "Audace" dalla Mondadori); scrisse migliaia di tavole per personaggi come "Ipnos" (del 1947), "Occhio Cupo" (del 1948), "Il Cavaliere Nero" e "Yuma Kid" (del 1954), "I tre Bill" ed "El Kid" (del 1955), "Hondo" e "Kociss" (del 1958), e via dicendo... Ma il suo capolavoro è stato proprio Tex: un uomo privo di paraocchi e di pregiudizi, insensibile alle lusinghe del potere e della gloria, fondamentalmente anarchico ma non velleitario, pronto a difendere chi subisce un torto perché non accetta che chi lo compie rimanga impunito. Un eroe senza tempo - nato nell'Italia del 1948, e ancora attuale, nell'Italia del terzo millennio - che ha accompagnato, ed emozionato, almeno tre generazioni di lettori.