ALMANACCO DELL' AVVENTURA 2009
 
Sogni d’Oro , di Gianmaria Contro   Il Leone d’Africa , di Giuseppe Lippi  
Uno per tutti, tutti per uno!, di Renato Genovese
 





Il 30 novembre 2002, con un solenne corteo, la Francia ha dato il suo ultimo saluto a uno dei suoi figli più celebri, Alexandre Dumas (padre), scrittore geniale e titanico, uomo dalla vita avventurosa e dal cuore d’oro, inumando le sue ceneri al Panthéon di Parigi. Lo ha fatto per riconoscenza e devozione, ma anche senza rispettare le sue ultime volontà dettate poco prima della morte, avvenuta il 5 dicembre 1870, ovvero di “rientrare nella notte dell’avvenire nello stesso luogo dal quale sono uscito dalla vita del passato, in quell’affascinante cimitero (di Villers-Cotterêts) che ha più l’aria di un’aiuola fiorita dove fare giocare i bambini che di un posto per far dormire i cadaveri”. Dumas era nato il 24 luglio 1802, in piena epoca napoleonica in cui suo padre Thomas, un creolo figlio del nobile francese de La Pailleterie e di una schiava nera della Martinica, Marie Dumas, giocò un ruolo da ardimentoso protagonista. Partito come semplice dragone, quest’uomo grande e grosso (era alto un metro e novantacinque centimetri e pesava in proporzione) divenne generale, conservando però uno spirito schietto e ribelle che finì per portarlo alla disgrazia. Aveva già ripudiato il cognome del padre con cui era in disaccordo, assumendo quello della madre, ma dire apertamente a Napoleone Bonaparte che non condivideva la sua politica di autocrate imperialista era tutt’altra cosa. L’Imperatore non ebbe incertezze: degradò Thomas e lo congedò dal servizio, senza diritto alla paga o a una pensione, precipitando lui e la sua famiglia nella miseria più nera. Quando morì, pochi anni dopo, Alexandre aveva soltanto quattro anni, ma il suo carattere era già forgiato: armatosi di fucile, dichiarò con la massima risolutezza di voler andare in cielo ad ammazzare Dio che aveva ucciso il suo papà. L’indigenza, però, non gli impedì di appassionarsi alla letteratura, e anche se ci dovette andare a piedi attraversando i boschi e pagando le locande lungo il percorso con la selvaggina che uccideva grazie alla sua mira infallibile, l’arrivo a Parigi a vent’anni gli spalancò la strada della sua prolifica e fortunata carriera: quella di scrittore…