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Quando pubblica il suo primo romanzo, “Il destino del leone”, nel 1964, Wilbur Smith è ancora un impiegato dell’Ufficio Imposte di Salisbury (oggi Harare). Il Paese in cui esercita questa utile professione è la Rhodesia del Sud, che l’anno dopo otterrà l’indipendenza dagli inglesi e diventerà Zimbabwe. Smith spera molto nel successo del suo libro, ma non immagina che sarà tale da permettergli di lasciare l’impiego e dedicarsi a tempo pieno all’attività di romanziere. Al contrario, i suoi sogni si avverano: “Il destino del leone” inaugura la saga dei Courtney, uno dei suoi cicli narrativi più famosi, e diventa un best-seller. È un romanzo d’avventure ambientato ai tempi della guerra fra gli Inglesi e gli Zulu in Sud Africa, intorno al 1879. Il protagonista, Sean Courtney, ha, per l’appunto, nel sangue “il destino del leone”: glielo rivela il servitore zulu proprio nel momento di essere affrancato. Essere un leone, tuttavia, non vuol dire sopraffare gli altri, ma battersi contro ogni difficoltà e, in particolare, contro un fratello che lo odia, Garrick, aizzatogli contro da una donna respinta. Insieme a un amico fidato, Duff, Sean si fa strada sfruttando una miniera a Johannesburg, ma un giorno l’amico muore e Sean deve andare avanti da solo. Incontrata una ragazza boera (discendente cioè dai coloni olandesi), la sposerà e da lei avrà un figlio, Dirk. Purtroppo, in seguito, la moglie si suicida… Come si vede, il canovaccio è ampio: un uomo soffre e combatte per farsi strada in un mondo di colonialismo, passioni e violenza. Potrebbe essere un grande “western”, invece è un grande “southern”: la natura meravigliosa dell’Africa temperata, le lotte fratricide, miniere e guerre tribali formano il quadro romantico ed esasperato di un Paese pieno di promesse e di vigore…
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