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Gli indiani Arapahos lo chiamano “Figlio del Vento” e credono che il loro
destino sia indissolubilmente legato a quel grande stallone selvaggio:
finché lui potrà correre libero per le montagne e le praterie, essi
vivranno liberi e felici nelle loro terre. Ma ora due uomini con pochi
scrupoli vogliono catturare quel meraviglioso animale, l’arrogante
Maggiore Duncan, comandante di Fort Stanley, e il bieco Jefferson, capo di
un gruppo di cacciatori di cavalli. Il sangue di pellerossa e bianchi già
arrossa la terra e sarà molto difficile per Tex e i suoi pards evitare che
si scateni una guerra indiana!
Oltre per la trama particolarmente avvincente, “Figlio del Vento” – il
nuovo, corposissimo Maxi Tex, sceneggiato da Claudio Nizzi – si segnala
per il nome del cartoonist che si è impegnato a illustrarla. Dal punto di
vista grafico, questa lunga storia (ben 334 pagine!) porta infatti la
firma di Roberto Diso, lo straordinario disegnatore cui si devono decine
di avventure di Mister No, il pilota nord-americano dall’animo vagabondo
che, negli anni Cinquanta del secolo scorso, ha scelto di andare a vivere
in Brasile, pur concedendosi occasionali blitz in Africa e in Asia, negli
Stati Uniti e in Europa. Da tempo, però, come racconta Sergio Bonelli,
“Roberto mi chiedeva di cimentarsi con gli scenari del Selvaggio West,
contando anche sul fatto che una storia ambientata ai tempi degli indiani
e dei cowboys gli avrebbe finalmente permesso di mettere a frutto la sua
conoscenza, e la sua passione, per il mondo dell’equitazione e dei
cavalli. In effetti, non era facile inserire stalloni e cavalieri in
vicende che avevano per sfondo le giungle dell’Amazzonia, il deserto del
Sahara o i grattacieli di New York… Così, ogni volta che lo sviluppo della
saga misternoiana lo permetteva, ero sempre felice di affidargli
sceneggiature che prevedevano qualche lunga galoppata nella pampa
argentina o in Patagonia. E ricordo con quanto entusiasmo l’amico Diso
accompagnò Jerry Drake a spasso per l’Arizona, in una insolita vicenda,
scritta da Tiziano Sclavi, che, sin dal titolo (‘Ombre rosse’), recuperava
con affettuosa ironia i più classici luoghi comuni dell’epopea western: il
ranch, la ‘città fantasma’, l’assalto alla diligenza, il duello con le
Colt spianate, l’entrata in scena di uno sceriffo dai modi spicci (la
vedete nella vignetta in fondo a sinistra), e, ovviamente, tanti cavalli,
già domati o ancora da domare! Lo sapevo bene: il modo migliore per
realizzare il sogno di Roberto era chiedergli di entrare nella ‘squadra’
texiana…”. Così, quando Nizzi, un paio di anni fa, ha consegnato in
redazione la sceneggiatura di una epica avventura in cui Aquila della
Notte si mette sulle piste di un inafferrabile mustang nero, Sergio
Bonelli ha chiesto a Diso di leggerla, e Diso se ne è innamorato,
proponendo di affidargliela. Oggi, il risultato del suo lavoro, ricco di
quella dinamicità e di quella forza espressiva che da sempre costituiscono
l’impronta-chiave del suo stile, è sotto gli occhi di tutti.
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