E LA CHIAMANO ESTATE…
 

Qualcuno la definisce “la bella stagione”, ma di certo nessuno tra i circa centocinquantamila animali domestici (non soltanto cani e gatti, ma anche conigli nani, furetti, criceti, uccelli e, da qualche tempo, iguane, tartarughe e via dicendo…) abbandonati l’anno scorso, tra giugno e agosto, sottoscriverebbe questa opinione, a proposito dell’estate. Infatti, una tradizione purtroppo abbastanza consolidata nel nostro Paese vuole che, al sopraggiungere dei primi caldi, legioni di sedicenti amanti degli animali abbandonino senza alcun rimorso il fedele amico dei mesi invernali, o perché, crescendo, è diventato troppo ingombrante (è il destino dei cuccioli-regalo di Natale), o per non avere impicci che possano pregiudicare le loro vacanze. Si tratta di una crudeltà aggravata dai futili motivi e dalla ottusità sentimentale che rivela; una crudeltà finora rimasta impunita. Per il nostro ordinamento, infatti, gli animali sono semplici cose e come tali sono trattati; se qualcuno sevizia o uccide un animale, può essere condannato soltanto se la sua azione ha offeso la sensibilità di eventuali testimoni o su denuncia del padrone dell’animale “reso inservibile” (così si pronuncia il codice). In poche parole, a essere tutelato è il diritto di proprietà o la sensibilità di un altro essere umano, ma non dell’animale. Fortunatamente, le cose stanno cambiando: allineandosi, seppur tardivamente, allo spirito che informa gli ordinamenti giuridici di altre nazioni europee, anche l’Italia si appresta a riconoscere a questi nostri compagni di strada i diritti che qualunque essere vivente dovrebbe vedere tutelati, e a punire maltrattamenti, uccisioni e abbandono, anche se commessi dal padrone, con pene finalmente più severe di quanto non accadesse in passato. Su questi presupposti si basa la nuova campagna promossa dall’Enpa (l’Ente per la Protezione degli Animali), sotto lo slogan: “Gli manca la parola. Per tua fortuna”. Chi volesse saperle di più si può al sito dell’Enpa: www.enpa.it.