VOLTO NASCOSTO: NEL CUORE DELL’AVVENTURA!

   
 
 


 
Clickate sulle immagini per visualizzare le tavole complete
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Giunto a due terzi del suo cammino editoriale, Volto Nascosto è nel cuore dell'avventura e sta per raggiungere il culmine della sua parabola narrativa. Quello che Gianfranco Manfredi (creatore della mini-serie) sta raccontando è forse il momento in cui finzione e realtà si mescolano maggiormente, con i personaggi di Ugo, Vittorio e lo stesso Volto Nascosto che stanno divenendo il vero e proprio motore della storia, in parte anche di quella con la "S" maiuscola. Abbiamo chiesto allo sceneggiatore e ideatore della collana di fare con noi un punto della situazione, scostando il sipario e sbirciando dietro alle quinte del presente e del futuro di Volto Nascosto.

Quanto è difficile raccontare questa serie rispettando gli eventi realmente accaduti e, contemporaneamente, facendo muovere i tuoi personaggi di fantasia in uno scenario così vincolato dalla realtà storica?

Non è facile, ma è quello che si fa in ogni romanzo d’avventura a sfondo storico. Richelieu e Mazarino erano personaggi storici e i tre moschettieri più uno, no. I personaggi di fantasia consentono di dare in sintesi e per eventi esemplari il sapore di un’epoca e il senso di certi avvenimenti che in un libro di storia devono invece essere raccontati in ordine, senza trascurare passaggi, dettagli, cause, interessi e soggetti in gioco. Inoltre, naturalmente protesi verso l’oggettività dei fatti, i libri di Storia spesso ci fanno apparire il passato come lontano e distante da noi, in un romanzo, invece, attraverso personaggi che il lettore può trovare straordinariamente simili ai suoi contemporanei, si può creare una sorta di corto circuito tra presente e passato, senza perciò usare la Storia solo come Costume, o risolverla in metafora, cosa che può portare a ricostruzioni di maniera e false come un’antica moneta riprodotta in plastica. Una moneta del genere la si può rimettere in circolazione come gioco o gadget e si può anche ricavarne profitto, però falsa era e falsa rimane.

Si sta per aprire l'arco narrativo finale di Volto Nascosto. Senza svelare troppo, cosa puoi anticiparci degli albi che ci aspettano nei prossimi mesi?

Ci saranno molte sorprese. E alla fine si potrà anche rileggere l’intera saga da capo, cogliendo cose che a un primo esame potevano sembrare puramente esornative e casuali e che invece già rivelavano il mistero. Questa infatti è una caratteristica tipica del mystery. Non è necessario che ci sia un cadavere e un detective perché ci sia mistero. Ma uno scrittore consapevole non deve mai barare al gioco occultando gli indizi e le prove, deve anzi mettere a disposizione del lettore tutte le tracce utili a svelare l’enigma, per poi sorprenderlo alla fine con una spiegazione che era lì, sotto gli occhi, per quanto dissimulata. Nei fugaci colloqui che ho avuto con i lettori, mi sono reso conto che nessuno l’ha ancora intravista questa soluzione. Peccato che a serie finita non ci sia un altro numero in cui pubblicare i commenti dei lettori, però spero di riceverne lo stesso e, di sicuro, risponderò a tutti personalmente.

Rispetto a una collana a lungo corso come Magico Vento, come ti sei trovato a lavorare su un racconto chiuso, con un preciso inizio, svolgimento e conclusione come Volto Nascosto?

Devo essere sincero? Meglio. Se si sa in anticipo come va a finire la storia, si può raccontarla in modo più equilibrato. Inoltre, in una serie a termine c’è un elemento di tensione in più, perché in teoria i protagonisti potrebbero anche morire.

 

Abbiamo già potuto ammirare diversi stili di disegno sulla serie, ma sappiamo che, da qui alla conclusione (che avverrà con il quattordicesimo episodio), vedremo nuovi nomi ai pennelli. Parlaci degli illustratori che animeranno le ultime sei avventure...

Giuseppe Matteoni, Ersin Burak, Alessandro Nespolino, Gigi Simeoni e Massimo Rotundo: alcuni di questi autori di uno o più episodi già pubblicati, altri alla loro prima comparsa sulle pagine di Volto Nascosto. Uno dei compiti più ardui che hanno dovuto affrontare è stato quello di visualizzare personaggi già caratterizzati in precedenza da altri. In una serie classica, questo è limitato ai protagonisti; nella nostra mini-serie, invece, il problema riguarda decine di personaggi che tornano durante tutto il corso della narrazione. Questo è stato il loro unico vincolo, per il resto credo che i disegnatori siano stati più che felici e liberi di affrontare scenari insoliti e molto vari, da episodio a episodio. Comunque, è limitato il numero degli ambienti che tornano. Le avventure dalla metà della serie in avanti, inoltre, sono molto più spettacolari, poiché si svolgono nel pieno della guerra. Dunque, cavalli, muli, cannoni, montagne, eserciti contrapposti, scontri a fuoco e all’arma bianca… c’è di tutto e di più, e i disegnatori hanno dato il meglio.

 
  

E dopo Volto Nascosto? Concentrerai tutta la tua attenzione su Magico Vento o hai già altri progetti nel cassetto?

Un’idea ce l’ho, voglio elaborarla con la necessaria calma, ma è già sufficientemente definita. Ho stabilito un certo percorso anche riguardo a Magico Vento che sta attraversando una fase di racconto molto importante perché si avvicina al momento della resa dei conti finale con Hogan, cui seguirà una nuova saga, simile a quella narrata per la guerra contro i Sioux, ma riguardante gli Apache e raccontata in modo assai diverso. Questo nuovo ciclo ho appena iniziato a scriverlo. Per il resto, mi rendo conto che questi sono anni di cambiamento, un cambiamento profondo che riguarda tutti i mezzi di comunicazione, e cerco dunque di attrezzarmi ad affrontarlo, imparando da chi ne sa più di me e che è disponibile a collaborare a percorsi editoriali rinnovati, perché non c’è nulla di peggio nel lavoro creativo che evitare di affrontare le sfide del proprio tempo. Per me, questo è sempre stato essenziale. Ho lavorato in molti campi: i dischi, e ora le case discografiche sono praticamente tramontate, il cinema, e se ne fa pochissimo in Italia, nonostante i segnali di risveglio, la televisione, e quella generalista al di là delle rituali polemiche che si scatenano in proposito, conta sempre meno rispetto ai canali satellitari e digitali e alle TV on-line, e infine la letteratura, dove si pubblica sempre di più e si legge sempre di meno, con quantitativi medi di vendita per singolo libro che calano di anno in anno, dilatando la forbice tra i pochi scrittori che vendono centinaia di migliaia (se non milioni) di copie, e i molti che rischiano di passare direttamente dalla tipografia al macero. Mi aspettavo, dunque, di attraversare gli stessi problemi con i fumetti, che grazie agli appassionati possono vantare una maggiore stabilità nel tempo consentendo, ad esempio, a delle serie di continuare per decenni, ma che non per questo sono immuni da momenti critici e da cambiamenti. Le svolte vanno affrontate con fiducia perché possono anche essere positive. D’altro canto se non le si affronta si finisce come gli elefanti al circo, in spettacoli allestiti con cura, per carità, ma dai quali non ci si possono certo attendere novità, se non altro perché gli elefanti quello sanno fare e quello continueranno a fare.