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Tex e Carson giungono a Fort Bliss, in Louisiana, per prelevare il seminole Ochala dalla galera e scortarlo fino a un tribunale del Texas. L’indiano è accusato di aver trucidato un allevatore locale e di avere assalito due Rangers, uccidendone uno. Nell’agguato è rimasto ferito lo scout cajun Lafarge, che non vede l’ora di assistere all’impiccagione del pellerossa. Poco prima che il prigioniero venga preso in consegna dai due pard, però, Longknife, membro della tribù di Ochala, riesce a liberarlo dalla cella e a scomparire con lui nella notte. Tex e Carson si mettono sulle tracce dei due fuggitivi, decisi a riconsegnare Ochala alla Legge, proteggendolo, nel contempo, da tutti coloro che lo vorrebbero morto prima che sia sottoposto a un giusto processo…
Questa la trama del ventiduesimo Texone, sceneggiato da Gino D’Antonio e disegnato da Lucio Filippucci. Classe 1955, Filippucci entra nel mondo della grafica professionale nei primi anni Settanta, dividendosi da subito tra il fumetto e varie opere di comunicazione editoriale, dalla pubblicità all’illustrazione libraria. Pur lavorando spesso al fianco di altri abili disegnatori (quali Magnus e Giovanni Romanini), matura nel tempo uno stile personalissimo, caratterizzato da precisione e nitidezza grafica, meticolosa cura dei dettagli, ma anche da uno straordinario estro immaginifico. Da tre lustri, la sua matita è al servizio delle avventure di Martin Mystère, serie di cui diventa presto una vera e propria “colonna portante”; da questa esperienza si allontana soltanto nel 2006, quando Aquila della Notte e i tre pards bussano alla sua porta…
Da lì è partita la sfida, il duello grafico fra Filippucci e il Ranger, un confronto avvenuto sulle pagine di questo albo speciale che Filippucci stesso confessa essere stato vinto sul campo da entrambi: “Da principio, Aquila della Notte è stato un ‘avversario’ coriaceo – come è giusto aspettarsi da lui – ma poi me lo sono fatto amico… anche se è stato un processo lento e graduale. Passare dalle astronavi e dalle ‘pistole a raggi’ ai cavalli e alle Colt 45 non è certo una passeggiata! Per quanto dinamico e avventuroso, il mondo di Tex è pur sempre modellato in base a criteri strettamente realistici, è popolato di oggetti concreti che vanno, di volta in volta, riprodotti con pazienza e rigore; questo, per un disegnatore ‘irrequieto’ come me, poteva essere un ostacolo quasi insormontabile. Ma, un poco alla volta, l’autodisciplina ha prevalso. È stato come imparare ad andare in bicicletta: all’inizio si ha paura, poi, man mano che si prende confidenza, non si vorrebbe smettere più. Ho imparato molto da Tex, credo di essere cresciuto grazie a lui e spero di averlo aiutato a mia volta a crescere un poco, con il modesto contributo del mio piccolo, personale ‘mattoncino’. Ma questo è meglio che siano i lettori a dirlo…”
Da questo Texone vi proponiamo qui la presentazione di Sergio Bonelli e un breve estratto dall’articolo di Renato genovese che inquadra storicamente il popolo dei Seminoles.

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