| IL DIZIONARIO DELL'UOMO CHE RACCONTAVA STORIE |
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dizionario dell'uomo che raccontava storie a cura di Alfredo Castelli Vi ricordate del racconto umoristico di Mark Twain intitolato "La famosa rana saltatrice della contea di Calaveras"? Ebbene, se la sua versione ufficiale ne celasse un'altra, occultata dall'autore perché assai più inquietante e rivelatrice di un mostruoso complotto interplanetario, avreste ancora voglia di ridere? Ci permettiamo di dubitarne; e per provarvelo, vi invitiamo a seguire gli agenti della base di Altrove, quella del Diciannovesimo secolo, sulle tracce delle orribili rane giganti dalla bocca dentata che stanno seminando il panico nella regione degli Appalachi! Tracce che potrete ritrovare nel quarto albo della serie "Storie di Altrove", sceneggiato da Alfredo Castelli e affidato ai disegni di Dante Erasmo Spada. Eccovi, a mo' di dizionario, un elenco illustrato dei personaggi, dei fatti e delle cose notevoli che compaiono nel racconto a fumetti sopracitato. Leggetelo possibilmente solo dopo aver letto la storia: le notizie che vi compaiono anticipano infatti alcuni colpi di scena, e potrebbero guastarvi la sorpresa. I numeri di pagina che troverete segnalati fanno riferimento a quelli della sequenza dell'albo. DISEGNATORI REPORTER. Nella sequenza a pagina 46, un disegnatore e un fotografo fissano alcune immagini che poi verranno riprodotte sul New York Herald, quotidiano che, fin dal 1847, ospitava ogni domenica un inserto illustrato. Ai tempi di Mark Twain era tecnicamente impossibile riprodurre le fotografie; nacque così la figura del "disegnatore reporter"; come si fa oggi con i fotografi, essi venivano inviati dal giornale a schizzare immagini di vario genere, le quali erano poi spedite in redazione. Qui un artigiano copiava i disegni su blocchi di legno perfettamente lisciati, che venivano incisi fino a divenire una sorta di timbro, inseriti tra le colonne di testo e stampati. A pagina 45 sono citati l'illustratore satirico (Thomas) Nast e il "disegnatore reporter" (Alfred R.) Ward, specializzato in servizi sulla Guerra Civile. ESTRATTINA.
A
pagina 165 il Dottor Pemberton di Altrove regala a un parente di Atlanta
la formula di un liquido che contiene estratti di foglia di coca e noce
di cola. Dell'"estrattina" - come fu battezzata la bevanda
- nessuno ha mai sentito parlare, ma proprio ad Atlanta un certo Dottor
John Stith Pemberton (la stessa persona, o un omonimo più abile
nel creare nomi accattivanti?) brevettò nel maggio 1886 una bibita
"Deliziosa e rinfrescante" che chiamò "Coca Cola".Come
è noto, essa ebbe decisamente migliore fortuna. GERHARDT,
KARL. Karl
Gerhardt (1853 - 1940) l'autore del busto di Mark Twain e Ulysses Grant
presentato a pagina 165 è esistito veramente, e Mark Twain fu
per lui una sorta di mecenate. Ritrasse davvero entrambi i personaggi,
anche se lo fece in momenti separati e (licenza poetica) qualche anno
dopo la conclusione della vicenda narrata in quest'albo.
HOAX. Hoax è un termine che può essere tradotto come "messa in scena", "imbroglio", "falso". I giornali dell'epoca di Mark Twain ne pubblicavano spudoratamente, secondo la massima "Meglio una notizia inventata che nessuna notizia", e l'inventore di Tom Sawyer ne scrisse parecchi (due di essi sono stati rielaborati a partire da pag. 5 e da pag. 15). Gli "Hoaxes" non erano praticati solamente dalle testate di provincia: nel 1844 Edgar Allan Poe scrisse per il prestigioso New York Sun di Benjamin Day il resoconto di un finto volo transoceanico in pallone compiuto da un certo Monck Mason; nell'agosto 1835 lo stesso quotidiano aveva raccontato in una serie di articoli "ripresi dall'Edinburgh Journal of Science (che non esisteva) la vita dei Seleniti, avvistati con un potente telescopio dall'astronomo (vero) Sir John Herschel (pag.97). Quella che apre il nostro albo non è l'unica vicenda di uomini preistorici pietrificati narrata da Mark Twain: nel racconto The Ghost (1901) si ispirò a un altro famoso "Hoax", quello del Gigante di Cardiff, una figura umana rozzamente scolpita nella pietra ed esibita in mostre itineranti come se si fosse trattato di un vero fossile umano. L'impresario Phineas T. Barnum, citato a pagina 97, cercò invano di acquistare il Gigante per il suo circo; non ci riuscì, e senza farsi troppi scrupoli ne fece scolpire una copia (il falso di un falso!) e la spacciò per l'originale. Dopotutto il suo motto era "Ogni minuto nasce un pollo da spennare". A proposito di scherzi: quello "della candela" (pag. 68) riusciva davvero a fare imbestialire Mark Twain quando lavorava al Virginia City Territorial Enterprise. Steve Gillis e il Reverendo Rising sono esistiti realmente; per esigenze narrative, ci siamo presi la libertà di ambientare la sequenza in un'immaginaria trasferta dei giornalisti da Virginia City a Yuma. INVENZIONI. Non
sappiamo se, come racconta la nostra storia, Mark Twain sia riuscito
davvero a vendere ad Altrove 30.000 copie del suo "raccoglitore
autoadesivo" (pag. 151), ma in ogni caso lo scrittore americano
lo inventò veramente: si trattava di un album in cui conservare
ritagli di giornale, cartoline e altro materiale cartaceo (all'epoca
questo tipo di raccolta andava molto di moda) nelle cui pagine erano
già predisposte strisce di carta gommata che, inumidite, trattenevano
i "pezzi". Il brevetto risale al 1872, e cioè a qualche
anno dopo la vicenda narrata nell'albo: evidentemente la vendita ad
Altrove avvenne in anteprima; lo "scrapbook" rese al suo inventore
ben 50.000 dollari, e fu, paradossalmente, il più redditizio
dei suoi libri (da tutti gli altri insieme ricavò 200.000 dollari).
Meno fortunato si rivelò il brevetto per gli "abiti regolabili",
una serie di tiranti nascosti nelle fodere che permetteva di adattare
i vestiti alle diverse taglie (1871). Il più ambizioso progetto
di Mark Twain coincise con il suo più clamoroso fallimento: verso
il 1880 si interessò a un innovativo apparecchio per la composizione
dei testi tipografici analogo alla linotype, la "Page Typesetting
Machine" (pag. 166). Vi investì più di 100.000 dollari
- una cifra spaventosa per quei tempi - ma la macchina non ebbe successo.
Nel 1894 la società fallì; siccome la bancarotta non era
fraudolenta, Mark Twain avrebbe potuto cavarsela senza pagare i creditori,
ma, da uomo onesto qual era, iniziò un lungo giro di conferenze,
poi raccolte in Following the Equator (1897), e con il ricavato saldò
tutti i suoi debiti. Lo scrittore amava la tecnologia, ed era amico
del famoso scienziato Nikola Tesla di cui ci siamo spesso occupati.
Nella sua autobiografia afferma di essere stato la prima persona al
mondo a adottare il telefono in una residenza privata e a utilizzare
la macchina per scrivere per redigere un'opera letteraria, Le avventure
di Tom Sawyer (1875). Ma in molte circostanze la penna gli sembrava
più pratica: per questo, nelle ultime pagine della nostra storia,
lo vediamo scrivere a mano con una "Smith Brothers" appoggiata
sulla scrivania. RANOCCHIO
SALTATORE. TOM BLANKENSHIP. Amico d'infanzia di Mark Twain citato a pag. 84, fu il modello per Huckleberry Finn, protagonista dell'omonimo romanzo del 1884 in cui compaiono anche i due truffatori chiamati "Duca" e "Delfino" (pag.105). Molti personaggi e avvenimenti dei romanzi di Mark Twain si ispirano alla realtà; noi ci siamo divertiti a immaginare che anche la famosa scena del funerale di Tom Sawyer (le stesse persone che ne dicevano peste e corna tessono le lodi di Tom, creduto morto) fosse stata tratta da un fatto accadutogli personalmente (a pag. 80). ROMANZO MEDIOEVALE.
La storia senza
finale riassunta a pag. 152 fu pubblicata nel 1870; due anni dopo Mark
Twain, che si vergognava del suo espediente, ne rilevò le matrici
da stampa e le distrusse. Ma il testo è sopravvissuto ugualmente:
lo potete trovare su Internet all'indirizzo http://net4tv.com/net4tv/bookworm/twain/works.htm.
TREMILA ANNI TRA I MICROBI. Opera
del 1905 praticamente sconosciuta (compare in rarissime raccolte, tra
cui The Science Fiction of Mark Twain) che racconta la complicata vita
sociale dei microbi; Mark Twain la firmò come semplice "traduttore
dall'originale microbico" (pag.166).
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