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Che la musica rappresenti una sorta di tappeto volante in grado di trasportarci
oltre le barriere del tempo e dello spazio, è cosa troppo risaputa
per essere qui dichiarata un'altra volta. Quello che, invece, vale la pena
di riferire è che, nel solco di questa assodata verità, la
Scuola di Scrittura "Holden", di Torino, ha dato il via a un ciclo
di incontri giocati sul doppio registro della comunicazione verbale e musicale.
Se la musica è affidata alle cure di Mario Brunello, celebre violoncellista,
e dell'orchestra da lui diretta, le brevi narrazioni che dipanano il filo
di queste note di viaggio attraverso un'altra "geografia", più
legata all'essenza che alla morfologia dei luoghi, sono affidate a vari
relatori, provenienti da diverse articolazioni dell'arte di raccontare:
firme del calibro di Stefano Benni, Dario Voltolini, Alessandro Baricco,
Milena Gabanelli e, dulcis in fundo, il nostro Antonio Serra, che alla Holden
tiene un corso di scrittura sul fumetto. A uno dei papà di Nathan
Never e Legs Weaver le "Note di Viaggio" riservano la responsabilità,
non piccola, di raccontare la Francia. O, meglio: la Francia nell'esperienza
personale, e senza alcuna pretesa di universalità, del viaggiatore
Serra, che ripesca dal suo baule dei ricordi quello legato (e come avrebbe
potuto essere diversamente?) a una edizione della mostra di Angoulême
dedicata al fumetto italiano. Gli incontri con Antonio Serra e la Francia
sono fissati per i giorni 11 e 13 febbraio rispettivamente a Milano e Bologna.
Nel capoluogo lombardo l'incontro si terrà al Teatro Dal Verme, via
San Giovanni sul Muro 2, ore 21; a Bologna, invece, sarà ospitato
in una prestigiosa sala dell'Università, l'Aula absidale di Santa
Lucia, anche qui alle ore 21. Per maggiori informazioni, contattate info@holdenlab.it.
Per la musica, oltre alla già citata Orchestra d'Archi Italiana (ODAI),
diretta da Mario Brunello, interverrà nelle serate "galliche"
Paul Meyer et le Vents Français. Dell'intervento di Antonio Serra
vi offriamo in anteprima un breve estratto, ricordandovi che si tratta di
un testo "aperto", poco più di un canovaccio su cui costruire
un racconto in diretta, ciò che spiega l'adozione di un registro
così marcatamente colloquiale. |
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