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Sembrerà
strano parlare di statuette del presepio, quando già incombe il sole
dell’estate… Ma se affrontiamo un tema tanto tradizionalmente “natalizio”, è
perché vogliamo segnalarvi una pubblicazione che può divertire e interessare
quanti amano un personaggio molto caro agli appassionati di fumetti e di
letteratura popolare: il Diavolo. Del sulfureo Angelo Caduto ricordiamo, per
esempio, le magistrali interpretazioni che ne hanno dato, nel corso del
Ventesimo secolo, tre artisti diversissimi dal punto di vista tecnico, ma
comunque padroni di uno stile allo tempo stesso raffinato e popolare.
L'illustratore Gustavo Rosso (1881-1950), meglio noto con lo pseudonimo di
Gustavino, si è inoltrato fra i torridi meandri dell'Inferno e dei suoi
abitatori in quella che rimane la sua unica incursione nel campo del
fumetto, ovvero la suggestiva, fiammeggiante rivisitazione del poema
settecentesco di Johann Wolfgang Goethe, “Il Dottor Faust”, su testi di
Federico Pedrocchi, pubblicata, nel 1941, sul periodico per ragazzi
“Topolino” (e portata a termine da Rino Albertarelli). Maestro del
chiaroscuro, insuperabile nel riscrivere sotto forma di immagini i classici
della letteratura universale, il disegnatore Dino Battaglia (1923-1983), si
è divertito a raffigurare, più che i torridi scenari infernali, i loro
pittoreschi "padroni". E in un libro edito nel 1970 dall'Editoriale
Milanese, Battaglia ha dato il volto a dieci Diavoli (ora ghignanti e
provvisti di corna e di barba caprina, ora smunti e malaticci, camuffati
sotto le spoglie di un azzimato cicisbeo), prendendo come spunto la
descrizione che ne avevano fatto dieci scrittori del passato. L'ultima, in
ordine di tempo, di queste incursioni extra-terrestri porta la firma di un
affermato pittore-illustratore-fumettista contemporaneo: Lorenzo Mattotti.
In venti tavole realizzate, nel 1999, per una raffinata edizione della
“Divina Commedia” pubblicata dalle Edizioni Nuages di Milano, Mattotti ha
reso con estrema efficacia visiva e con violenti contrasti cromatici, il
dramma della dannazione eterna, mettendo in risalto soprattutto il
contorcimento dei corpi, prigionieri di un oceano di tenebre rischiarato
soltanto dal guizzare delle fiamme.
“Il Diavolo è la metafora della nostra società, del malessere presente nelle
periferie urbane e delle paure che vivono nei recessi più segreti
dell’anima”. Con queste parole, Gerardo Pedicini introduce il catalogo di
una singolare mostra svoltasi a Napoli, nel dicembre 2003. Intitolato
“Mostro… il Diavolo”, il colorato volume analizza “l’inquietante presenza
del Maligno nell’universo artistico dei Fratelli Scuotto”, che molti
considerano i più rappresentativi tra i maestri artigiani dell’arte del
presepio partenopea. In questa pittoresca parata di statuette realizzate dal
laboratorio La Scarabattola (www.lascarabattola.it), come da sempre succede
nella tradizione popolare, Satana si presenta sotto mille forme e sotto
mille nomi diversi (Baffardello, Lucisbello, Sinifert Calamistrum, Cimbalo
Mortincollera, Voraxio Draco…), nel vano tentativo di impedire l’avvento
sulla Terra – e nel presepio – del suo Nemico per eccellenza: il Bambino
Gesù.
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