ATLANTE MAGICO
Quindicesima tappa: La Valle della Morte
 
 

                                              

 

Se soffrite il caldo e i deserti vi danno l'angoscia, non andateci. Ma se amate i paesaggi bizzarri e onirici, se vi piacciono i luoghi naturali spettralmente belli e orgogliosamente desolati, se vi esaltano la luce abbacinante del sole su una bianca distesa di sale e l'aria tersa del deserto  che  vibra  calore,  se  avete  ammirato lo sfondo del

 

film "Zabriskie Point" di Michelangelo Antonioni e, infine, se volete conoscere di persona uno dei posti più classici del West, frequentato da Tex e da molti film western, ci dovete andare. Dovete assolutamente andare nella Valle della Morte! C'è un luogo, sulla Terra, che è caldo come l'Inferno. Forse di più. Si trova in California, ai confini del Nevada. È lungo cento miglia e largo diciotto. È circondato da montagne alte più di tremila metri ma si trova al di sotto del livello del mare. In quel luogo non piove mai, o quasi mai. La temperatura arriva a sessanta gradi in estate e a trentuno nel giorno più freddo dell'inverno (all'ombra, naturalmente, soltanto che non ce n'è, di ombra!). C'è un oasi, che si trova a cento metri sotto il livello del mare e dove si gode d'estate una piacevole frescura, o giù di lì (quarantotto gradi): è chiamata Torrente Fornace (Furnace Creek).  

 

L'angolo più fresco è proprio una fornace, nella Valle della Morte. A battezzare la valle con questo nome poco invitante furono i primi coloni che l'attraversarono nel 1849, all'epoca della corsa dell'oro verso la California. Cercavano una scorciatoia e trovarono il deserto. Ma non trovarono la morte, come dicono certe leggende del West. Uscirono vivi dalla Valle, lasciando indietro i carri Conestoga, le carcasse di buoi e cavalli e quasi tutto ciò che avevano. La Valle della Morte, sin dall'inizio, ebbe così una brutta fama. Soltanto gli Shoshone e i serpenti a sonagli, si diceva, riuscivano a viverci. Era vero, perché gli Shoshone, con la loro cultura ecologica, in armonia con la natura, riuscivano a vivere anche in un ambiente poverissimo. Ma loro, della Valle della Morte, abitavano unicamente i confini. La Valle vera e propria fu invasa dai coloni bianchi quando si diffuse la voce che c'era l'oro. Era un'altra leggenda. Però, nella Valle, fu scoperto il cosiddetto "oro bianco", il borace, il sale del boro usato nella fabbricazione degli smalti. Ross Hopkins, il sovrintendente del Parco di Death Valley, ha dichiarato che, nella Valle, avvengono ogni anno spettacolari suicidi e incidenti mortali: per fare trekking nel deserto e non morire disidratati, bisogna avere con sé almeno otto litri d'acqua al giorno! Le località hanno nomi macabri come Deadman's Pass (Passo dell'Uomo Morto), Coffin Canyon (Canyon della Bara) e Funeral Mountains (Montagne del Funerale). Ma, nella Valle, non c'è soltanto morte, c'è anche vita e bellezza, come apprendono ogni anno i numerosi visitatori del parco. Ci sono i meravigliosi panorami di Zabriskie Point, ci sono i crateri di vulcani spenti come quello di Ubebebe, c'è il fiabesco "castello di Scotty", uno dei pochi cercatori d'oro che divenne milionario, ci sono le bianche distese saline e gli irreali, vividi colori del deserto, ci sono bizzarrìe come le "moving stones", le pietre spostate dal vento, ci sono gli animali selvaggi (capre di montagna, topi canguro, falchi, e, ahimè, serpenti), ci sono i cactus in fiore e le notti limpide con tante, tante stelle. Insomma, la Valle della Morte è un Paradiso, ma un Paradiso caldo come l'Inferno.

Sergio Bonelli

 

 
  

 

  

 
  Qui sopra: l'aspra e inospitale Valle della Morte in quattro affascinanti vedute e in una vignetta di Tex disegnata da Ferdinando Fusco. La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.