ATLANTE MAGICO
Seconda tappa: San Agustín (Colombia)
 

                                              

 

Dopo avervi parlato la volta scorsa dei mostri e delle meraviglie del "sacro boschetto" di Bomarzo, vi presento San Agustín, un altro luogo magico popolato di inquietanti e misteriose presenze di pietra. Purtroppo, però, non è altrettanto facile arrivarci. Come potete vedere dalla piccola cartina in

 

alto a destra, si trova in Sud America e, per la precisione, in Colombia... Nell'alta valle del Rio Magdalena, l'opprimente calura tropicale lascia gradatamente luogo a un clima più fresco e temperato. Le notti possono essere gelide, ai 1800 metri d'altezza di San Agustín. Di giorno, il sole dei Tropici dardeggia su una regione di verdi e ondulate colline, dominate dal Cerro de la Horqueta, un antico vulcano dalla vetta a forma di "W". Nel 1758, un missionario francescano, Frate Juan di Santa Gertrude, raggiunse San Agustín, formato allora da poche capanne indiane. E nei dintorni del villaggio, con sua gran meraviglia, Frate Juan scoprì una serie di enormi statue di pietra. "Sono convinto", scrisse nel suo diario, "che sono state erette dal Diavolo".

 

Infatti, l'ingenuo missionario aveva creduto di vedere nelle statue i ritratti in pietra di vescovi con tanto di mitra sul capo e di pastorale in mano. Altre sculture gli erano sembrate frati come lui, in saio e cappuccio, le mani giunte in atteggiamento di preghiera. Poiché, in quella valle, i cristiani non erano ancora arrivati, il misterioso e onnisciente scultore non poteva essere che il Demonio! Per quasi un secolo ancora, le sculture di San Agustín rimasero sepolte nella selva, viste soltanto da pochi viaggiatori che si sobbarcavano la lunga traversata delle Ande o la risalita della valle a dorso di mulo (non esistevano strade degne di questo nome, ma unicamente sentieri quasi impraticabili nella fitta foresta). All'inizio del nostro secolo, furono intrapresi i primi seri studi scientifìci, grazie al duro lavoro del tedesco Konrad Theodor Preuss, che catalogò le numerosissime sculture sparse tra le colline, su un'area di ben cinquecento chilometri quadrati. Sì, il turista frettoloso può limitarsi alla sola visita del Parco Archeologico nei pressi di San Agustín, ma esistono nei dintorni molte altre località ricche di reperti, tra cui Quebradillas, Alto de Los Idolos, Alto de Las Piedras, per citare le più interessanti. Non si sa praticamente nulla del misterioso popolo che eresse le statue in passato, ma, data la presenza di numerosi tumuli e monumenti funerari (stranamente simili ai dolmen celtici di templi preistorici europei come Stonehenge), gli studiosi ritenevano che l'area di San Agustín fosse un territorio sacro, una necropoli dedicata esclusivamente al culto dei morti. I rilevamenti archeologici più recenti hanno dimostrato che, dove oggi c'è la selva, esistevano strade e campi coltivati: la regione è stata abitata da una civiltà evoluta per circa millecinquecento anni, dal I secolo avanti Cristo al 1400 della nostra era, più o meno. Le sculture di San Agustín sono, per la maggior parte, stele di pietra scolpite con figure umanoidi. Alcune hanno copricapi di strana foggia (che il buon Frate Juan scambiò per mitre vescovili). Molte hanno lineamenti felini: nel sogghigno della figura umana, sono chiaramente visibili le zanne di una fiera. Il culto del giaguaro era molto diffuso nell'America Centromeridionale. Si riteneva che gli sciamani avessero il potere di trasformarsi in belva, come veri e propri "giaguari mannari". Il giaguaro simboleggia l'ambivalente energia vitale della natura: una forza positiva che dona la vita e fertilizza la terra, ma anche capace di selvaggia potenza distruttrice. E anche nelle statue di San Agustín, a volte, il mostro-giaguaro è ritratto ferocemente in azione, nell'atto di divorare un essere umano stretto tra i suoi artigli. L'emozione suscitata in me da queste misteriose sculture perse nella selva fu ispiratrice di una classica avventura di Mister No, ambientata fra le foreste della Colombia e illustrata dal compianto amico Franco Bignotti (potete trovarla sui nn. 34 e 35 della collana), dalla quale provengono le immagini riprodotte qui sotto.

Sergio Bonelli

 

 
 









Qui sopra: alcune suggestive immagini delle sculture di San Agustín nell'interpretazione di Franco Bignotti (disegni tratti da Mister No n. 34)
La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.