ATLANTE MAGICO
Ventiduesima e ultima tappa: Le Everglades
 
 

                                              

 

Se vi piacciono i western, forse conoscete gli indiani Seminole, i quali però non vivono nel West, ma in Florida. Nell'Ottocento, resistendo all'avanzata degli americani, i Seminole si rifugiano in una sterminata terra paludosa, dove i bianchi non riuscirono a sconfiggerti. Gli indiani sapevano vivere insieme alla Natura.

 

I bianchi invece rischiano oggigiorno di distruggere una delle meraviglie naturali del mondo: le Everglades. L'umidità sale dalla palude. Le nuvole si addensano, diventano alte, gonfie, scure, minacciose. Poi, annunciata da un cupo brontolio di tuono, arriva improvvisa la pioggia, come una cascata scrosciante e fragorosa. È la pioggia periodica delle Everglades, che cade soprattutto a primavera. Nel resto dell'anno, questo paradiso naturale nel Sud della Florida è assolato e silenzioso, immerso in una quiete primordiale, il sole è caldo sopra le praterie d'acqua, sterminati acquisti coperti di erbe. Sotto la volta della foresta, la luce arriva invece filtrata dalle fronde, verde e ombrosa come in una cattedrale vegetale. Regna il silenzio, rotto soltanto dall'occasionale gracchiare di un airone che vola a fior d'acqua in cerca di pesci, o dall'acuto grido di un falco, o dal colpo di coda di un alligatore che si immerge tra le mangrovie e le orchidee di palude.

 

E, naturalmente, del perenne, monotono ronzio delle voraci zanzare. Il miglior modo di conoscere le Everglades è di navigarci in canoa, seguendo, per non perdersi, appositi "sentieri acquatici" tracciati dai Rangers del Parco e indicati con brandelli di stoffa rossa legati ad alberi e cespugli. A parte le zanzare, si tratta di un'esperienza straordinaria: la palude è forse l'ecosistema più denso, complesso e stratificato del mondo, eccezione fatta per la grande foresta equatoriale. Più vi si torna, più vi si fanno scoperte: quello che sembrava un ramo era un insetto, il fiore era una farfalla, e, a ogni stagione, si rinnovano i colori degli alberi e cambiano le livree degli uccelli; le egrette rosse lasciano il passo agli ibis cinerini o ai pellicani bianchi.  Altri incontri possono sembrare meno graditi: quelli con gli alligatori dal muso tozzo o con i coccodrilli dal muso appuntito; ma sono innocui, nonostante la loro fama: basta restarsene in canoa. Nelle Everglades, vivono anche procioni con la mascherina nera e gli unici, rarissimi, puma, a Est delle Montagne Rocciose: è un vero paradiso per gli amanti della natura. Ma un paradiso minacciato. Scoperte dagli uomini bianchi a metà dell'Ottocento, durante la guerra con i Seminole, le Everglades furono in gran parte bonificate per farne terra coltivabile. Da alcuni decenni quel che ne resta (un terzo dell'immensa palude originaria) è protetto nel Parco Nazionale delle Everglades. Ma la vicina civiltà distrugge lentamente il delicato ecosistema: incendi dolosi, inquinamento, perfino siccità in quello che è, e speriamo rimanga, uno straordinario mondo acquatico.

Sergio Bonelli

 



 

  



  In alto: Zagor parla con il capo dei Seminole Manetola, abituato a sopravvivere al clima umido del sud della Florida (disegni di Franco Donatelli). Al centro: i tamburi di Baron Samedi risuonano nella jungla delle Everglades (disegni di Aurelio Galleppini). Qui sopra: nei pericolosi acquitrini delle Everglades si esibiscono, in un albo di Dampyr, gli Swamp Lizard, un gruppo rock composto da zombies (disegni di Maurizio Dotti). La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.