ATLANTE MAGICO
Ottava tappa: Bandiagara (Mali)
 

 

                                              

 

Oltrepassato il Sahara, dove la regione semi-desertica del Sahel incontra le acque del leggendario fiume Niger, c'è un luogo che ha un posto privilegiato nello scaffale dei miei ricordi. Si trova in Mali, nazione tutta magica e meravigliosa, con le sue genti mandinghe e peul, con le bizzarre architetture delle sue città: Mopti, Venezia africana di isole e canali, Djenné, dalla favolosa moschea, le mitiche

 

Gao e Timbuctù. E poi c'è il paese dei Dogon, magico persino nel suo melodioso nome: Bandiagara! Attraverso il tipico paesaggio africano di acacie e baobab, la pista polverosa finisce nel villaggio di Sangha. Siamo nella valle di Bandiagara, alla sommità delle falaises Dogon. Da lì in avanti, si prosegue a piedi: uno zainetto, una borraccia, un paio di banane, qualche biscotto, la voglia di scarpinare tra le pietre e si è pronti a entrare in un mondo immutabile e fuori dal tempo, il paese dei Dogon. Le falaises sono dirupate pareti di roccia, alte da duecento a quattrocento metri, che si stendono per una lunghezza di circa duecento chilometri. E, lungo quelle pareti vertiginose, sono tracciati sentieri, in parte intagliati nella roccia; dove il passaggio è difficile ci sono scale di legno.

 

Soltanto per quei sentieri apparentemente inaccessibili, si possono raggiungere gli altri villaggi dei Dogon: Banani, Irely, Tirely. In armonia con quel mondo verticale e roccioso, i villaggi sono formati da piccole case cubiche in pietra, con un "cappello" di paglia a forma di cono. Tra esse, c'è la toguna, la "casa delle parole", il luogo sacro, dove si tengono le assemblee e dove si discorre con gli spiriti. Prima degli anni Trenta, non si sapeva nulla del misterioso popolo dei Dogon. Poi arrivò una spedizione francese. L'etnologo Marcel Griaule visse tra i Dogon per quindici anni, studiando la loro cultura: le pittoresche cerimonie, le danze, le maschere. Grazie alle conversazioni con l'anziano Ogotemmeli, Griaule raccolse in un celebre volume ("Dio d'acqua", edito in Italia da Bompiani), la filosofia e la mitologia dei Dogon, estremamente ricche e immaginose. Si scoprì che i Dogon, popolo di semplici cacciatori e contadini, possiedono nozioni astronomiche incredibilmente raffinate: pur non avendo telescopi, sanno che Saturno ha un anello e che Sirio è una stella doppia. Un tempo, vivevano in caverne nelle pareti della gola che, ancora oggi, sono sacre ai morti, agli antenati, e da lì prendono avvio le loro splendide cerimonie religiose.

Sergio Bonelli

 

 



 


 
Qui sopra: un villaggio Dogon, reso con grande efficacia da Michele Pepe, e dal vero. In alto: Bandiagara e la sua gente, nei disegni di Gaetano Cassaro (Martin Mystère n. 60).
La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.