ATLANTE MAGICO
Quattordicesima tappa: Altamira
 
 

                                              

 

Cari viaggiatori magici, questo mese vi presento un luogo che non è difficile da raggiungere, anche se la sua magia ci arriva da un passato remotissimo. È forse la più antica testimonianza rimastaci dell'abilità artistica  dei  nostri   progenitori,  è  la  Cappella  Sistina dell'Età   della   Pietra,  è

 

Altamira. "Papà, mira, toros pintados!" ("Guarda, papà, dei tori dipinti!"), stava urlando la bambina. Don Marcelino Sanz de Sautuola, aristocratico spagnolo e archeologo dilettante, trasalì. Era tornato nella grotta di Altamira a cercare frammenti di selce e altri minuscoli reperti di un preistorico passato, e stavolta aveva portato con sé la figlia dodicenne, Maria. Dopotutto, non c'era alcun pericolo. Ma ora, mentre, nel sole accecante appena fuori della caverna, il padre esaminava degli ossicini d'animale, forse residuo di una cena preistorica, la figlia si era messa a gridare, laggiù, nelle viscere buie della terra, dove si era addentrata senza il suo permesso. Che cosa poteva essere accaduto, che cosa aveva visto? Don Marcelino corse giù per i cunicoli. Voleva sgridare Maria per la paura che gli aveva fatto prendere. Ma non ce la fece. Trovò Maria in un cunicolo così angusto che dovette procedere a quattro  zampe. E, alla luce della lanterna, vide,  dipinto  sulla   volta  rocciosa,

 

quello che Maria aveva creduto un toro: era un bisonte, un bisonte preistorico. E non era solo: tutta la volta era coperta di animali dipinti a vivaci colori, in rosso, giallo, ocra. Sembrava un sogno, e invece era realtà. Maria e Don Marcelino avevano scoperto le opere d'arte di pittori preistorici vissuti tredicimila anni prima in quella località dei Monti Cantabrici. Era il 1879, e, prima di allora, non era mai stato scoperto niente del genere. Anzi, non si riteneva possibile che dei cavernicoli potessero dipingere opere tanto realistiche. Gli studiosi dissero che si trattava di un falso. Per poi ricredersi quando furono scoperte molte altre caverne affrescate, nei Pirenei e nella Francia meridionale. Oggi, Altamira è aperta al pubblico, ma sono ammessi pochi visitatori per volta, perché la luce e il fiato rischiano di rovinare i pigmenti naturali (minerali come l'ocra e il manganese, mescolati con grasso animale) usati per la colorazione. Ci si addentra nella montagna per due-trecento metri, tra pareti graffite con disegni di cervi, cinghiali, bisonti, impronte di mani ed enigmatici simboli. Infine, si giunge nella Sala Pintada, il cui soffitto è affrescato con le immagini di venticinque animali: bisonti, cervi cinghiali e un lupo. Gli artisti preistorici furono così abili da sfruttare le ondulazioni e le asperità della roccia per dare un senso di profondità e di volume alle figure dipinte. Gli animali sembrano intensamente vivi. Forse il pittore di Altamira, catturandone così ingegnosamente le immagini, sperava poi di acciuffarli veramente, in carne e ossa, durante la caccia. Dunque, la caverna d'Altamira aveva una funzione davvero magica.

Sergio Bonelli

 

 
  

 

  

 

Qui sopra: tre pitture preistoriche ritrovate ad Altamira e il "logo", a esse ispirato, che negli anni Settanta, contraddistingueva la Casa Editrice Altamira. La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.