ATLANTE MAGICO
Sedicesima tappa: Agadés
 
 

                                              

 

Cari amici dell'Avventura, ecco uno dei luoghi più magici da me frequentati nei miei vagabondaggi africani. A Est c'è il Teneré, deserto dei deserti; a Nord il selvaggio massiccio dell'Aïr. Il viaggiatore diretto a queste mete fa tappa nell'antica e affascinante città di Agadés! Tra le varie tribù  Tuareg  della regione  dell'Aïr,  c'erano  sempre  state, fin da

 

tempo immemorabile, lotte, guerre e inimicizie. Un giorno (si era nel Quattrocento), le tribù decisero di comune accordo di porre fine agli odi. Ma occorreva un giudice imparziale, uno straniero da eleggere come capo supremo di tutte le fazioni. Anche se liberi come il vento del deserto, i Tuareg dell'Aïr riconoscevano l'autorità nominale del lontano sovrano di Istanbul. Gli mandarono dei messaggeri, chiedendogli un capo. Il sovrano inviò in Africa suo figlio Yunus. Quando la carovana turca del principe Yunus giunse nell'Aïr, si vide, o almeno così si racconta, una meravigliosa, gigantesca lancia discendere dal cielo per sbarrare il passo a uomini e animali. Nel punto in cui la lancia si piantò, il sultano fece costruire una moschea. È la moschea di Agadés, che, ancor oggi, svetta al centro della città, con il suo minareto alto ventisette metri, costruito in paglia e fango e irto di pioli di legno: un capolavoro dello stile architettonico nigeriano, come lo sono, nel Mali, le moschee di Gao e Timbuctù.  

 

Il suggestivo torrione si può ammirare dalla terrazza del mio hotel preferito, l'Hotel de l'Aïr, in cui ho anche fatto pernottare Mister No in una delle sue avventure africane. L'alberghetto tranquillo è stato testimone, si dice, dell'ultimo, sanguinoso episodio della violenta storia dei Tuareg: durante la Prima Guerra Mondiale, fu il quartier generale del condottiero dei belli Senussi, Kaossen, durante il suo lungo assedio ad Agadés. Kaossen faceva impiccare i nemici alle travi di quella che oggi è la sala da pranzo dell'albergo!Agadés è una città dai caldi colori ocra, di case squadrate in stile sahariano, di vie tranquille percorse da cammelli e Land Rover, frequentate da "uomini blu" (Tuareg avvolti in veli color indaco) e da donne dalle vistose e colorate acconciature. È ricca di numerosi negozietti artigiani che vendono tipici oggetti Tuareg, dalle selle di cuoio per cammelli, ai tappeti, ai caratteristici e delicati gioielli, come la "croce di Agadés". Soprattutto, nonostante il turismo, le nuove strade asfaltate dal Sud e dal Nord, la scoperta dell'uranio nelle vicinanze, è ancora una città antica, dove il tempo scorre lento e tranquillo, ravvivato periodicamente dalle feste generali in occasione di ricorrenze sacre. Ad Agadés, si respira ancora l'aria di un leggendario passato.

Sergio Bonelli

 

 
  

  Qui sopra: Sergio Bonelli e Jerry Drake (in un disegno di Roberto Diso tratto da "Mister No" n.188) ammirano la moschea di Agadés dalla terrazza dell'Hotel Air. La caricatura di Sergio Bonelli è opera di Fabio Celoni.