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ATLANTE MAGICO |
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Prima tappa: Bomarzo (Italia) |
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Prima di cominciare il nostro viaggio virtuale, una domanda: il titolo di questa rubrica vi sembra enigmatico? Ve lo spiego subito. L'atlante è una raccolta di carte geografiche, e ogni settimana, sotto il cartiglio dell'Atlante Magico, ci sarà una diversa cartina con la collocazione del luogo cui è dedicata la pagina. Ma perché "magico"? |
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Perché tutti i luoghi possiedono una
loro magia, un incanto segreto che a volte, ma non sempre, rivelano al
viaggiatore. Le località che ho scelto tra i miei ricordi di viaggio sono
quelle che, grazie a un particolare stato d'animo, a un momento "magico",
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"Voi che pel mondo gite errando vaghi/ di
veder meraviglie alte e stupende/ venite qua dove son faccie horrende/
elefanti leoni orchi et draghi". Così fece scrivere Vicino Orsini su un
sedile di pietra nel parco della sua villa di Bomarzo. Nel 1571, disgustato
dalla carriera militare e dagli intrighi politici dell'Italia del suo tempo,
il nobile Vicino si ritirò in campagna, a vita privata. Aveva quarantotto
anni, amava la poesia, l'arte, le donne e la filosofia di Epicuro, che
prescrive un corpo senza dolore e un'anima senza turbamenti. E nel
"boschetto" della sua Bomarzo, Vicino Orsini decise di creare un luogo
incantato, un quieto rifugio per il piacere e la gioia, come il Castello del
mago Atlante che ne "L'Orlando Furioso" di Ariosto attira i cavalieri e fa
loro scordare la guerra e ogni altra pena. Edificò questo magico luogo per
sé e per i suoi amici, uno dei quali scrisse il seguente elogio poetico:
"Qui l'Arte e la Natura/ insieme a gara ogni sua grazia porge/ e fra quelle
si scorge/ la grandezza dell'animo, e la cura/ che le nutrisce, e cura/ e fa
splender più chiaro ognor d'intorno/ di nuove meraviglie il bel soggiorno".
La meraviglia era il fine di Vicino. Voleva condurre gli ospiti del suo
parco in un regno di sogno, e, allo stesso tempo, stimolare la loro
intelligenza e cultura in un gioco di richiami mitologici ed enigmi. Ancor
oggi, nello straordinario boschetto, possiamo vedere statue di sirene,
mostri marini, gigantesche tartarughe, satiri, sfingi, giganti, draghi in
lotta con leoni. E inoltre: mascheroni orrendi in stile azteco, tempietti,
falsi sepolcri etruschi, persino giochi illusionistici come una casa dai
muri inclinati. Proprio pensando a una specie di luna-park rinascimentale,
Vicino aveva fuso insieme elementi di varie tradizioni: quella pagana,
quella magico-esoterica e alchimistica, e quella orientaleggiante o
semplicemente esotica (addirittura modernissimo il richiamo agli Aztechi)
delle prime esplorazioni. Non era soltanto un divertimento eccitante: voleva
essere una sorta di percorso iniziatico e filosofico. Il principe Vicino
chiamò sacro il suo boschetto, e per chiarire che il visitatore si trovava
immerso in un'altra dimensione ultraterrena, creò il suo angolo dell'Aldilà,
con statue di Osiride, di Giano bifronte, di Persefone regina dell'Ade, e
persino un'enorme bocca dell'Inferno su cui campeggiava la scritta, oggi
mutilata: "Lasciate ogni pensiero voi ch'entrate". Una parafrasi dantesca:
Dante, all'ingresso dell'Inferno, consiglia di abbandonare la speranza,
mentre invece Vicino Orsini suggerisce di dimenticare i pensieri. Infatti,
dentro il suo orrendo mascherone, c'è ancor oggi un desco di pietra per
imbandire un allegro picnic! Fui tanto affascinato da Bomarzo che vi
ambientai il finale della mia storia "etrusca" di Mister No, illustrata da
Roberto Diso (e pubblicata sui numeri
nn. 132 e 133 della sua collana), di cui vi
mostro qui sotto alcune immagini.
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In alto: la Porta dell'Inferno, in un
disegno di Roberto Diso (Mister No n. 133). |
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